LIETO FINE

Riparto da un porto ed infastidisco un parto ma non m’importa e col naso senza farci caso mimo un nano, affare strano fatto a posta ma ficcato ad arte anche sotto le sottane e poi mi parte… rodarianamente o gogolianamente…

MICA SCIOPERARE?

Il mondo come involontarietà E dissuasione: non è il cognome che Fa il blasone e non c’è soglia dove non passi Il destino…e neanche un mattino senza risveglio! Eppure non mi muovo ed origlio! Sotto, sotto non sbaglio… Guardato a vista. Dico: vorrei ma non posso, come: Potrei e non voglio. Uno sbadiglio, un coniglio un Altro cipiglio! Scendo dal letto, ma non ero diverso?

GEOMETRIE

Convergo e convengo (sempre) verso un’ideale centro (eppure) che centro col sogno fatto(?) (sembra) aderire ad un mancato impegno. Divaga e si svaga all’apice (ancora) non dice per nulla la tara (semmai) al netto della mia bara (comunque) un giaciglio per l’insonnia.

QUASI AMANTI

Il banale futuro, la mancanza che si fa sposa, forse un giardino senza neanche una rosa… e non mi curo della risposta così nascosta quasi a lassa, passa la sera che prima non c’era è una batosta, sottoesposta! E quanto mi costa,