Riparto da un porto ed infastidisco
un parto ma non m’importa e col naso
senza farci caso mimo un nano, affare
strano fatto a posta ma ficcato ad arte
anche sotto le sottane e poi mi parte…
rodarianamente o gogolianamente…
E’ un accidente ma è meglio di niente
come confidente mi sdraio sul prato
o mi do per malato col pigiama ingiallito
e l’infradito che m’ha tradito e bisbiglio a
stento baciato dal fato, mezzo annegato
dallo spavento e contento. Quasi beato.
La gioia m’allappa come una cravatta
dopo mezz’ora, come una lacca sopra una
scarpa! Nell’acquario svirgola una spigola
sopra una carpa e mi scivola, mi scappa
finchè viva respira, prima della sauna definitiva!
Color di garanza appoggiato alla vita, gillet e
visiera, poi l’abito da sera e poi cos’era?
Smalti, colori e vernici e cosa ne dici se da
stasera cambio vita giro in bici, fra gli amici
m’invento un presente, un cadeau, uno sguardo
apparente. Sto fuori testo ed è un pretesto
sguscio dal resto, sfollo più a Nord, con voluttà.
Mi tocca starci. Fare panchina e la riserva,
leggendo il giornale come dal dottore, col
braccio fasciato e il mal di testa! Tumefatto
pensiero dopo la festa: e finalmente sto male.
2006 / 2010