GEOMETRIE

Convergo e convengo
(sempre) verso un’ideale centro
(eppure) che centro col sogno fatto(?)
(sembra) aderire ad un mancato impegno.

Divaga e si svaga all’apice
(ancora) non dice per nulla la tara
(semmai) al netto della mia bara
(comunque) un giaciglio per l’insonnia.

Redigo un inciso al nono rigo:
(forse) ripetizione ed ecco l’unica
(e più) vera topografia pratica da un
(effimero) manuale tecnico in disuso.

Afasia ed enfasi di sotteso
(dunque) goniometria epigona d’idee
(perciò) misura di giornate perse e
(affinché) frugali versi si votino alla rima.

Ricerca del piacere e tenzo “de non-re”:
(quando) del vero avrò fatto un falso
(allora) l’arte sarà atroce incesto
(così) memoria e sarà nostalgia dell’estro.

E di palo in frasca l’euforia è ad eco
(ego) torna in dietro l’ora glaciale
(ora) sinonimo ed etimo d’un labiale
(oggi) disforica epoca crepuscolare.

Noleggio un cuore a tempo perso
(poiché) nel frattempo ho consumato amore
(ma) l’apparenza è non-chalance e pudore
(perché) velleitaria è la vita sotto al sole.

L’ultima strofe è un epitaffio di gloria:
(vista) dall’alto sembra la più banale vittoria
(però) in un attimo mi mangio le dita all’osso
(finchè) a soffietto gonfierò il dolore, commosso…

2009-2012