Ricopro di baci l’oggetto dei miei sogni
Finalmente ritorno dopo tanto tempo
Con decente impegno e sufficiente rimpianto.
Sottobraccio al vento, seguendo un lamento;
Impronte lasciate dai molti seguaci che avevo
Segni ancestrali dell’intelletto, ad asta, come meridiane.
Magari atteso ma non ricordato, sarebbe meglio,
Meglio di niente sarebbe stato averti incontrato
Forse un’illusione, un momento, probabilmente mento.
Nuvole passeggere in corsa ad un cielo copiato
Com’era nato sincero quel momento poi gelato?
E com’è buono e bello, così, scolpito a capitello.
L’altra mia metà mi odia mi toglie l’ombra
È senza storia e senza vergogna, eppure s’attacca
S’avvinghia come fossi l’orma di una colonna.
Volto di donna su di un cammeo a spilla
Si girano maniglie in sequenze da film…
Sei immagine in bianco e nero, lasci senza fiato.
E ancora di più seguo le tracce fra cespi di macchia
Sono un cane da caccia a cui non puoi sfuggire
Odora di te ogni brandello perso, ogni pensiero.
Sereno mi sfugge un ghigno in un passaggio stretto
Assaggio veloce e più che posso tutto di te!
Resta il solito rimorso di non aver dato il meglio (di me).
Scrivere a tempo e non di getto, come un flusso col timer
Sincronizzando un lessico poco leggibile e senza ritmo
Parlato a vanvera in un ingorgo di sillabe a stento intonate.
Riscopro la grazia del mio carattere in prima fila
Specie di lettering involontario, un autoritratto di profilo
Testi mobili che descrivono i nostri amori.
Agosto / Settembre 2014 | Luglio 2015