FONT

Per la fortuna di mani abili e fantastiche
leggo ovunque in ogni direzione, con l’obbligo
della misura, dell’attenzione, senza peso ma con
molta pressione e non c’è limite all’immaginazione.
Non c’è spazio che non sia pensato che non
s’accordi col fiato con i muscoli labbiali, col nervo
ottico e il lago lagrimale, col martelletto e il timpano
del mio inspirare. Staffa ascendente del parlare.
Migliaia di font a disposizione, caratteri nuovi..

Voce onciale dalle labbra graziate
frasi murate a delineare spazi ideali
museologicamente impavidi come contrografismi
scismi di pagine rare, quasi una retorica della cellulosa.
Faccio l’impresa di dargli forma, d’allineare la pagina.
Impostazione metrica della lingua, antonomasia
della ritmica. Fraseologia araldica fra le aste.
Punto cicero o pica tocco il vertice, scelgo la legatura
più facile, quella che mi tiene il cuore in pace.

Righe di filetti timidi che non giustificano
Il testo e troppi pieni d’altro canto e dell’altro lato!
Sono un mago del testo e riesco in poche battute
a dare il senso, sono un tipometro maledetto
aldinamente perfetto incido un enchiridion vitae.
In fabula e in bilico riscrivo a mano un po’ da villano.
O da umanista. Ristampo la giornata in copia anastatica
m’occupo di matematica segnata in rotoli di pergamena
come codici in filigrana..e fino a sera.

E’ una lingua transazionale quella che mi vale
che s’aggiorna continuamente e che non mente.
Idealizzata dal tipo. Egiziano o Lineare serve a pensare.
Un medium sociale che differenzia che non dobbiamo evitare
come littera moderna sull’orma di un Palatino o di un Bembo
a volte per un contenuto lapidario che fa male, altre per
ricordare o come didascalia sotto al ritratto. Ed ogni volta
che inizio assegno un compito a me stesso, quasi mi giustifico
pseudo-editore e cancellerescamente filografo!

Settembre / Novembre 2014