DIREZIONI

L’ingresso dell’aria sibilava fra
narici depresse e neanche in asse;
scambiare degli ossi di sabbia
per passi, per orme fra le pieghe del mare!
Remare coriacei, in base al flusso,
controcorrente, per rabbia di fame.
L’uscita al contrario era grassa
come un grosso starnuto dovuto!
Dinnanzi mi rigodo la scena:
c’è sempre qualcuno disposto
di sbieco, che sbarra la strada a
chi è dietro. Depongo a scia di
lumaca l’arredo entrando dal retro.
Di corsa risvuoto la stanza e non basta
l’osceno, non resta che un bianco pensiero
sbavando come un baco da seta.

Giugno 2011