La pianura che allargando
stringe profili non meno evidenti
del semtire mio non sereno:
ad una vocazione mancante
eppure puntuale in assenza.
L’amore silenzioso individuale
lo penso immortale come realtà
il paesaggio autunnale e mortale.
Reingaggio al ritorno distanze
riconosco che non danno cesure.
Arrivando chiudo qualcosa dietro
allerto a che nulla più pesi
a che niente di più sia lieve
dell’attesa breve dei mesi
scomparsa fra stipiti e porte.
Valigie ora d’immagini leggere
porto fogli su fogli
trasparenze su abbagli belli
grigi come regali senza festa
alberi di case trascorsi in questua.
Al ritorno non sembrerà vero
ma nasconderò le mani
nell’acqua ormai vuota
cercherò le tue labbra
alla fine e una volta sola.
1996