L’Autunno più debole che conosco
L’ho smarrito col tempo, inseguo
L’amante-creatura indebolendomi
Attraverso campi senza fiori ma
L’odore ci conosce, non ci dà scampo.
Epitalamio musicale ascoltano dolci
Orecchie mentre l’aria sorda trafigge
Cerumi di note che stappano l’aria,
Della gioia sordide allegorie sotto
Un cielo mite che alla gioia invoglia.
Saltate parole fra letture campestri
Sui denti, lucidi smalti sottolabbra,
Prevedono, dicendo pensieri mentre gli
Sguardi all’aperto si sfidano in certami
Ne comprovano l’esistenza i sorrisi più belli.
Mattino aurorale fra spazi enarmonici
Godo di loro e fra me penso, canto
Ma non tra i mortali, fra parafrasi
Mentali, mi tradisce un’occhiata in
Compagnia di diademi morali, e a decoro.
Sorprendo le ore serali a farmi da spalla
Ritorno sospeso in questa vita a galla.
Giallo è un paesaggio ,verdi le foglie:
Non dico niente di nuovo parlo solo
D’amore, d’altro non parlo, non vivo.
La lingua corallo orale personaggio
Si fa largo nel palco della bocca
Ciclostilata scena teatrali fogli ,
Mess’ in scena rubata alla vita concisa
Mania sfilata al piacere; ed è un piacere.
Dunque di vano dolore si mostra ben
Ladra la giornata, ritrovo una giostra!
Infanzia grattata come scorza, maniglia
Girata che salda un’ imposta, s’ aprono
Mani come ammiccanti vaghi addii.
Dicembre 2000