Se da pareti incomprimibili
te ne salti fuori come anima
scavalcando ostacoli sparsi
fra pezzi di cuore trafitti, persi
relitti immersi in un aspro vigore.
Come mai non alletti i miei amori?
Da vetri sgraditi sguardi traditi
da lettere e odori ripassano
in dolori il giudizio. Non vedo
il motivo di un vizio, non parlo
d’ atroci nottate trascorse
sull’orlo di strazi. Strapiombo
nel fiato che avevo nascosto,
riposto nel ventre in scorta
al presente; capiente risacca
dal tatto toccata, dal naso difesa:
trattengo il respiro nel caso,
ho gridato di fuori! (Pervaso
m’ appare evidente il prossimo
passo), ridò con lo scasso
l’offesa, contesa persuasa
espugnata difesa, rido addolcito
di me: contessa caduta in disgrazia.
D’un azzurro ricordo ricoloro
il mio sangue, veniale rimorso
seriale ricorre ma occorre
pazienza. Soffuso pallore mi
bagna la fronte scolora la lingua
di voglie, mi sbaglio del tutto.
Ma dietro calzamaglie d’attesa
s’ostenta l’aspetto del volto,
visibilmente sconvolto e che mostro
vivace, la voce è un mostro che
non guarda in faccia a nessuno.
Novembre 2000