COMIZIO

Parole che ridono su sguardi
seri, vernacolari labbra di figure
fosche e dagli astanti i fischi
che quasi in chiacchiere chiare
ci rendono edotti o indotti
alla nausea, menopausa d’idee,
fatti di sangue di marmellata
sporchi, colorazioni di frasi che,
si profumano corteggiando la sorte.
A corte non ci sono regnanti,
comizio d’onore che non
nomina niente quotidiano
salvagente o finto galleggiante
sale dal cesso s’appoggia al divano,
compiaciuto s’imbelletta invano
Gran damerino e checca.
Meno verace e schietto è
quello che dice e più si piace.
Infame oratore che quasi tace.
Ridice qualcosa oltraggiando
la lingua, sproloquia sul nesso
confessa un disagio ma il plagio
non basta : non resta una frase
non credo ad una riga.
E il consenso di sempre
è il mio fiore all’occhiello.

Marzo – Agosto 2000