Prolasso dell’ugola
dietro l’euforica prolessi,
dizione eufrasica scandita
fra polpastrelli di dita.
Produco un ritmo evoluto
da eufuista pentito.
Mimo un peccato di gola
scolpito ad intreccio fra
cesti di frutta candita,
è un gilè dolce-vita che
snatura la taglia una
natura morta ingrandita:
moribonda mania dettagliata.
Saltello col passo a campana
cancello una trama col
nesso, ma adesso non
posso vedere l’eudemonia
parziale del giocare,
quell’eucarestia vegetale
nell’attesa di carnevale!
La conta non vale è da
rifare, declamati verbi ad
improperio ostentano una
ottima eutimia: cos’è questa
gente quest’agire volgare e
vi propongo un lusso: origliare!
Prolisso profumo epiteliale
fra il “lusco e il brusco” bevo
proli di parole dalla mia
avanguardia morale un
serial-killer serale, un malato
banale che non vuole guarire.
Dicembre 2002