Le carte sul tavolo come
pensieri ho sistemato, una
ragione all’altra ho accoppiato:
proposito di scala e scarti.
Da uno a dieci non so dire se
riuscirò o già conosco il gioco.
Rimescolio nullo a nulla servito
nel giogo del destino caracollo,
irrisolto fato, assolto a caso:
eppure so cos’è, un Re oppure
un fante sortilegio in sorte
aberrante, balbuzie di chiacchiere.
Senz’aridi malintesi abbino
ambiti cortesi dò aditi palesi a
figurini belli ornanti lo
sguardo, sbagliati orpelli
coperti dal volto sotto sparsi
capelli, passati al nemico
in un incontro distratto
disfatto coraggio represso
coi fiori di fuori dal nesso
più dentro al tuo sesso calpesto.
Rispetto al vero ho perso il
ricordo: com’ero ed anche chi sono.
Fuoco baciato da lacrime
secche, tarocchi capovolti e
rinfusi negli occhi, serrata
metrica di una versatile
solitudine appesa inquietudine
nella memoria attesa.
1998